Cassino, dal 14 al 17 Luglio 2010
Cassino Multiertnica 2010

Cassino Multietnica Esplorazioni & Attraversamenti

La XIV edizione di Cassino Multietnica si svolgerà dal 14 al 17 Luglio 2010 nel suggestivo scenario del teatro romano cassino.
PROGRAMMA:

MERCOLEDI' 14 LUGLIO 2010

TEATRO A CURA DEL C.U.T.
ER MILES GLORIOSUS
Di Alberto Ticconi
Da Plauto
Regia Giorgio Mennoia


Il giovane ateniese Pleusicle ama la meretri¬ce Filocomasio, ed è da lei corrisposto. In sua assenza però Filocomasio viene rapita dal soldato Pirgopolinice, che la tiene ad Efeso come concubina. Il servo di Pleusicle, Palestrione, imbarcatosi alla ricerca del padrone, è catturato dai pirati e rivenduto, anche lui, al soldato. Avvertito per lettera da Palestrione, Pleusicle giunge ad Efeso e i due innamorati tornano ad incontrarsi, clandestinamente (grazie ad un foro praticato da Palestrione nella parete divisoria), nella casa di un vicino compiacente, il vecchio scapolo Periplectomeno. Ma Sceledro, servo di fiducia del soldato, scopre Filocomasio a baciarsi con Pleusicle, e Palestrione, per farlo tacere, inventa l’esistenza di una “gemella” di Filocomasio: la ragazza interpreta a turno le due parti finché lo scomodo testimone deve convincersi che non era lei a baciarsi col giovane straniero, bensì sua sorella Giustina. Palestrione inventa poi un piano per liberare la ragazza e farla tornare ad Atene con Pleusicle. Il servo fa passare la meretrice Acroteleuzio per la giovanissima e insoddisfa moglie di Periplectomeno, bruciata d’ardente amore per Pirgopolinice. Il soldato, credendo di essere il più bell’uomo della terra, cade nella trappola, accetta di incontrarsi con la sua spasimante nella casa del vicino e, per facilitare l’impresa, licenzia la concubina ricolmandola di doni, sotto consiglio di Palestrione. Recatosi all’appuntamento, è colto sul fatto da Periplectomeno che gli infligge un’esemplare bastonatura, mentre i due veri innamorati e il fido Palestrione veleggiano indisturbati alla volta di Atene. Il miles gloriosus ha per modello una commedia greca intitolata “Alazwn”, non si sa chi sia l’autore di questa commedia, perché Plauto non ne fa il nome, si è pensato più volte a Menandro, principale commediografo della Nuova commedia Ellenistica. L’intreccio è tipico della commedia di Plauto: l’ambientazione è la Grecia, ma i personaggi hanno caratteristiche più romane che greche. Questa è la commedia più lunga di Plauto (1437 versi), quella più ricca di dialoghi a scapito delle parti cantate (solo il 5%) ed una di quelle con il maggior numero di personaggi.

GIOVEDI' 15 LUGLIO 2010

ANTONIO PETRONIO & ORCHESTRA POPOLARE
VOLANO I MANTICI


La musica è sempre stata importante per l’uomo, perché costituisce una sorta di linguaggio emozionale del comportamento umano, ma per alcuni essa è qualcosa di speciale, è il sogno e lo scopo di tutta una vita. Il musicista Antonio Petronio, nato come organettista nella “Piccola orchestra la viola” di Alessandro Parente, all’età di 24 anni, ha capito che l’organetto sarebbe stato il suo futuro e, dopo molte collaborazioni con grandi nomi della musica popolare, ha deciso di portare avanti un suo progetto e, passo dopo passo, tre anni fa è nata l’orchestra popolare di organetti “Volano i mantici”. Il cuore di questa orchestra sono i ragazzi che ne fanno parte, giovani musicisti che hanno scoperto la passione per l’organetto e per la musica popolare e che vogliono trasmettere la forza della loro musica al pubblico sempre più fedele e numeroso.
L’orchestra è formata da 20 organetti, batteria, tamburello, basso, ciaramella, zampogna, voce e danza. Questi musicisti, diretti da Antonio Petronio, oltre a portare avanti i suoni della tradizione popolare, propongono brani sperimentali avvalorando la magia e l’eclettismo dell’organetto.
L’atmosfera nelle piazze s’accende d’allegria, si rievocano tradizioni e memorie passate che si arricchiscono di modernità e ritmo incalzante che spinge il pubblico a danzare al ritmo dell’orchestra. Il mantice si apre e l’essenza della cultura musicale folklorica si apre a tutti rievocando antichi sapori e vecchi colori da vivere nel presente che li arricchisce e li innova


VENERDI' 16 LUGLIO 2010

LA NOTTE DELLA TARANTA
ARIACORTE


Fuoco di passione. Quella per la pizzica, che d’estate invade il Salento e lo attanaglia, finchè non lo lascia, stremato, alle porte dell’autunno, già nostalgico delle recenti ronde. Una volta che la taranta ha “pizzicato”, è difficile liberarsi dall’effetto del suo “veleno”. Si può scegliere tra due strade: chiedere la grazia al Santo (S. Paolo) visitando in segno di devozione i luoghi del suo passaggio, oppure ci si può abbandonare all’euforia che il morso comporta…...e ballare, suonare, scatenarsi per tutta la notte”.
Si riparte da quindici, quanti sono gli anni degli Ariacorte sui palchi e nelle piazze d’Italia e del Mondo. Tre lustri di canti e danze sono tanti, ciononostante è ancora forte la voglia di dire, di cantare e suonare, di raccontare quel magico mondo su cui poggia la musica popolare, e dal quale nascono i ritmi della tradizione. A conservarla e rinvigorirla, ad arricchire il nucleo storico del gruppo, c’è la guida, sul palco, di due grandi protagonisti della musica popolare salentina: Emanuele Licci, “la voce” della Grecìa Salentina, chitarra e voce dei Ghetonia, musicista da sempre nell’Ensemble “La Notte della Taranta”, e Carlo “Canaglia” De Pascali, tamburellista virtuoso, da dodici anni in giro per il Mondo, con la formazione della Notte della Taranta di Melpignano. A loro il compito di dar forza, con le loro memorie, con il talento e l’esperienza dei loro tanti incontri, alla “tradizione” degli Ariacorte, riproposta però in una nuova “traduzione” sonora: un intreccio di melodie di un mondo meticcio che trova la sua identità nel sincretismo culturale e, quindi, nel Salento di oggi, che è crocevia e cuore del Mediterraneo, dei suoi popoli, delle sue terre e perciò anche dei loro suoni. È così che il frenetico ritmo dei tamburelli, si incontra con il magico suono dei fiati, che le corde del mandolino, del violino e della mandola si intrecciano, avvolte nel mantice dell’organetto. Suoni di strade lontane e melodie di terre di confine che si mescolano, con il canto e le voci che si tessono come fossero l’eco di tante memorie. Il concerto che la band propone, come anche il repertorio, una sorta di condensato di musica che guarda al futuro tenendo ben stretti i legami col passato, è ispirato agli stessi principi: l’incontro fra la tradizione popolare salentina e le altre del Sud; l’innovazione affidata a brani inediti, che mantengono però il modulo di una tradizione che, così, si fa presente.


SABATO 17 LUGLIO 2010


PICCOLA ORCHESTRA DELLA VIOLA
IN AROVA'

Nata nel 1994, da un’idea di Antonella Costanzo (voce solista) e di Alessandro Parente (direttore e compositore) dall'incontro di musicisti delle province di Roma, Latina e Frosinone, la Piccola Orchestra La Viola, formazione di ispirazione popolare con influenze mediterranee, è considerata uno tra i gruppi più inediti nel panorama della world-music italiana.
A testimonianza di questo fanno fede le numerose collaborazioni sia discografiche che live con Daniele Sepe, Peppe Barra, Angelo Branduardi, Franco Battiato, Eugenio Barba, Marc Perrone, Riccardo Tesi, Blue Stuff, Lino Cannavacciuolo, Vincenzo Zitello, Arnoldo Foà, Fratelli Mancuso, Alfio Antico, Mosshen Kasirossafar, i numerosi concerti in Italia (Folkest, Lithos, Roma incontra il mondo-Villa Ada, Teatro Eliseo-Roma, Liri Blues, Auditorium S.Chiara-Trento, etc.) ed all’estero (Francia, Danimarca, Germania, Polonia).
Da ricordare gli spettacoli tenuti per I Concerti del Quirinale (Radio3), per il Maggio Musicale Fiorentino e per Radio 3 Suite.
un’orchestra e una voce, un viaggio musicale e culturale tra la canzone d’autore, la tradizione mediterranea, il jazz e molto di più!
Questi gli elementi fondanti su cui si muove il concerto, superando confini e limiti stilistici a cui un gruppo di musica etnica potrebbe andare incontro.
I forti passaggi da vertiginosi ritmi di tarantella a ninne nanne appassionate, da riproposizioni di sapore jazzistico a ritmiche accattivanti come il reggae, la rumba, il tango, lo ska, danno allo spettatore la sensazione di trovarsi in un fiume in piena, dimenati dolcemente tra dinamiche appena sussurrate e repentine esplosioni di forte impatto, che sfruttano a pieno l’ampiezza dell’organico capace di animare ogni angolo del palco con una presenza scenica che contribuisce a dar vita ad uno spettacolo vivo ed energico.
La polifonia della ricca sezione di organetti, sorretta da un inedito organetto basso (bassoon), il collante ritmico tenuto da batteria e percussioni, le composizioni originali di Alessandro Parente insieme al timbro teatrale della voce di Antonella Costanzo e ai virtuosismi del solista Alessandro D’Alessandro sono l’espressione di questa particolare sperimentazione.
L’orchestra filtra, attraverso l’originale suono che da anni la identifica, tutte le idee che riceve. Allo stesso tempo, tramite il suo lavoro di ricerca, si fa protagonista di una contaminazione continua.

 
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